[analisi] Il sogno nella camera rossa vs. Alla ricerca del tempo perduto
Il mese scorso, vi ho parlato dei 4 grandi romanzi classici della Cina, tra cui il Sogno nella camera rossa. Leggendo le analisi degli esperti della rougeologia (un ramo letterario che analizza solo questo romanzo), mi sono reso conto che questo libro aveva molti punti in comune con Alla ricerca del tempo perduto di Proust.
Mi ha fatto molto piacere, perché so che il Sogno nella camera rossa esiste in francese solo nella collezione Pléiade di Gallimard (in altre parole, i libri costano cari). La sua lettura è impegnativa per i lettori francesi, poiché richiede un’ottima comprensione della cultura asiatica, ma anche dei giochi di parole cinesi. Ora, se questo romanzo assomiglia a quello di Proust, potete almeno leggere Alla ricerca del tempo perduto e vivere lo stesso percorso iniziatico dei lettori asiatici che leggono il Sogno nella camera rossa.
È difficile comprendere l’attrazione di questi romanzi “lunghi come un fiume”, popolati da centinaia di personaggi. In Proust, ci sono nomi di nobili e relazioni molto complicate tra di loro (chi è cugino di chi, chi è sorella di chi), e lo stesso personaggio può avere 5 o 6 titoli diversi; un personaggio apparso a pagina 50 può riapparire a pagina 1500, costringendoci a una concentrazione massima, persino a prendere appunti. Per il Sogno nella camera rossa, ci sono un centinaio di personaggi il cui cognome inizia con Jia: siamo messi male 😀
Eppure, chi legge questi romanzi-cattedrale spesso finisce per diventarne completamente ossessionato e li rilegge. Non solo una volta, ma due, tre…
Ogni volta che rileggo anche solo un capitolo, prendo coscienza del cammino che ho percorso, perché ogni lettura riflette il mio percorso personale: capisco meglio quel capitolo, o lo capisco sotto una luce diversa, perché ho vissuto cose nel frattempo e sono evoluto.
Penso sinceramente che bisognerebbe leggere uno di questi due romanzi (o entrambi) almeno una volta nella vita. Non esitate a leggere analisi sull’opera, perché è ricca di strati e sottintesi; gli esperti sapranno segnalare la finezza dei dettagli che vi sarebbero sfuggiti. In mancanza, potete anche chiedere a ChatGPT (o a un’altra IA) “perché il narratore dice questo in quel capitolo?” : questi strumenti hanno accesso alle tesi dei ricercatori e sapranno rispondervi.
Ecco alcuni punti in comune che ho trovato tra i due romanzi. Userò “la Recherche” per Alla ricerca del tempo perduto, e “il Sogno” per Il sogno nella camera rossa, altrimenti è troppo lungo.
1. Romanzi “incompleti”
Entrambi i romanzi sono stati completati dai loro autori, ma nel caso di Proust, questi non ha avuto il tempo di rileggere e rifinire tutto prima della morte. Gli ultimi volumi sono stati rivisti e alcuni dettagli sono stati eliminati da suo fratello prima della stampa. Così, nonostante l’immenso fondo Proust conservato alla BnF, non sapremo mai quali dettagli Proust avrebbe voluto aggiungere o togliere dalla versione che conosciamo oggi.
Nel caso del Sogno nella camera rossa, secondo i ricercatori, la versione completa è realmente esistita, ma un terzo è stato purtroppo perso, lasciando solo 80 capitoli. Il romanzo è stato completato da un altro autore (gli ultimi 40 capitoli), che, non avendo alcun legame con Cao Xueqin, non ne ha colto le intenzioni e ha inventato un finale molto diverso.
Questo lascia molto vuoto… che ogni lettore può colmare come desidera. Nel caso della Recherche, al contrario, si dispone di una grande abbondanza di documentazione: una moltitudine di bozze e manoscritti, interamente digitalizzati e messi online dalla BnF. Nel caso del Sogno, questo vuoto ha aperto un intero campo di analisi letteraria, la rougeologia, che si dedica a decifrare il romanzo e a “indovinare” il vero finale esaminando ogni parola, ogni copia manoscritta.
2. Il personaggio principale è un “perdente”
Il narratore di Proust e Jia Perla Magica, in Cao Xueqin, sono perfetti perdenti per la loro epoca. L’uno è un borghese colto che non fa nulla della sua vita, l’altro l’erede di una grande famiglia di mandarini che non va a scuola. Entrambi passano il tempo a inseguire una vita mondana, e i due romanzi ci portano (se semplifico molto) da una festa all’altra. Raccontato così, mi rimprovererete: “Parli spesso di combattere la mediocrità, perché dovremmo leggere 3000 pagine su questi due perdenti?”
È che la successo vi si definisce attraverso falsi valori : il denaro, lo status sociale…
Questi due personaggi lo hanno capito molto bene, e si collocano a un livello spirituale talmente superiore che passano per perdenti. Entrambi nutrono un amore incondizionato e universale per il loro prossimo. L’uno parla ai fiori, l’altro agli uccelli. Ma in entrambi i romanzi, si sente che tengono sopra ogni cosa alle persone che pochi rispettano: la domestica Françoise, le serve… che giudicano superiori ai nobili.
3. L’élite & il popolo
Se Proust dipinge l’élite francese, Cao Xueqin dipinge l’élite cinese. Ma appartenere all’élite non significa necessariamente essere colti. Nella Recherche, il barone di Charlus è uno dei rari esempi di erudito: una vera enciclopedia vivente. Nel romanzo cinese, gli uomini nobili sono per lo più di una stupidità assoluta; solo le donne sono colte e raffinate.
Ma attenzione, non vi sto facendo un discorso “mangiate i ricchi” dove i dominati sarebbero per forza più puri dei dominanti. Anzi, credo che sia il contrario: l’onestà o la semplicità che si attribuisce ai poveri dipende meno da chi sono che da ciò che non hanno ancora avuto l’occasione di diventare. Il potere e il denaro sono un po’ come un rivelatore fotografico: non creano il carattere di qualcuno, lo fanno solo venire alla luce.
Il miglior esempio in Proust è Madame Verdurin. Viene da un ambiente borghese dei più modesti, disprezzata ai suoi esordi dal Faubourg Saint-Germain, e si costruisce pazientemente il suo ‘piccolo clan’ con i propri riti di esclusione, le sue vittime che punisce non invitandole più, la propria tirannia su chi osa dispiacerle. Nulla la obbligava a diventare despota come i Guermantes che disprezzava all’inizio, eppure più il suo salotto acquista potere, più lei ne diventa una versione quasi peggiore.
Zhao Yiniang, nel Sogno, segue esattamente lo stesso percorso su scala ridotta: ex serva diventata concubina, non conserva alcuna solidarietà verso la sua condizione passata e diventa, non appena ha un po’ di status, la più pignola su precedenze e privilegi di rango.
Insomma, il messaggio non è ‘il popolino è virtuoso’ o ‘i ricchi sono corrotti’: è che il potere non corrompe davvero, conferma soprattutto ciò che già c’era. E questo dovrebbe renderci un po’ più umili: al loro posto, con più soldi e più potere, saremmo forse stati molto peggio di loro: più crudeli, più corrotti, più ignobili.
4. Conoscenze multidisciplinari
I due autori sono estremamente colti. Possiedono una conoscenza multidisciplinare e una memoria fenomenale: possono dissertare sull’etimologia dei villaggi francesi come sulle differenze tra erbe selvatiche. Le loro analisi della psicologia di ogni personaggio sono di grande finezza, e il mondo che costruiscono, ricco di dettagli, ci sembra più vivo che mai.
Si imparano moltissime cose in questi due romanzi. In Proust, si scopre ad esempio la dipendenza di alcune orchidee da un impollinatore ben preciso. Anche la migliore acqua per preparare il tè non è da meno nel Sogno (neve raccolta cinque anni prima su fiori di pruno, nel monastero di Xuanmu Panxiang, poi conservata sotterrata in un vaso di grès blu). La moda è onnipresente: dai tessuti ispirati ai dipinti veneziani (Fortuny si ispirava a Carpaccio e Tiziano per i suoi abiti, che Proust descrive lungamente in La Prisonnière) fino al famoso mantello tessuto con le sottili piume prelevate sotto gli occhi dell’anatra selvatica, che l’ava Jia regala a Xue Baoqin (quindi si possono recuperare solo poche piume per anatra). Il lusso è ovunque, ma solo gli occhi attenti sanno riconoscerlo e apprezzarlo.
Lo dico abbastanza spesso: la specializzazione è fatta per chi cerca un contratto a tempo indeterminato, la multidisciplinarietà per gli imprenditori e per chi vuole godersi appieno la vita. È anche, credo, ciò che ci distinguerà di più dall’IA negli anni a venire: un’intelligenza artificiale ricombina ciò che già esiste, ma è collegando ambiti a priori molto lontani, come fanno Proust e Cao Xueqin, che nasce la vera creatività umana.
Nel Sogno, c’è un passaggio (capitoli 55-56) che piacerà molto ai manager di grandi gruppi, e persino ai capi di stato (Mao Zedong stesso considerava il Sogno come uno dei quattro orgogli della Cina): Wang Xifeng, abituata a gestire gli affari di due grandi famiglie a capo di non meno di mille domestici, si ammala. Altre tre persone si alternano per sostituirla e ne approfittano per migliorare la gestione. Si osservano diversi metodi di management, la gestione delle risorse umane, il modo di incoraggiare, punire, premiare, aumentare la responsabilità di ciascuno, trattare le persone secondo la loro personalità. Il romanzo mostra anche il rischio dell’arroganza di un’azienda diventata ‘leader’, le negligenze che insidiano un’azienda in piena crescita, il modo in cui un’organizzazione può essere minata dall’interno da qualche cattivo reclutamento, o ancora come l’interesse personale deve restare legato all’interesse generale per il bene dell’azienda; si trovano persino tagli di bilancio prima di un licenziamento economico 😀 Prova che anche se si tratta di famiglie nobili della Cina del XVIII secolo, le strutture umane si assomigliano e obbediscono sempre alle stesse regole.
5. Lo snobismo
In entrambi i romanzi, lo snobismo non è riservato ai padroni. I domestici riproducono tra di loro una gerarchia altrettanto rigida, a volte persino più violenta, poiché si svolge all’interno di uno stesso gruppo sociale, senza la distanza che separa abitualmente padroni e servi. Questo dimostra un po’, per assurdo, che lo snobismo non è una questione di classe sociale, ma di struttura: non appena c’è una gerarchia, anche piccolissima, finisce per secernere il proprio snobismo.
In Proust, Françoise segue un codice di condotta di una rigidità quasi comica, pieno di regole molto sottili su ciò che si fa o non si fa, e può mostrare una gelosia feroce verso le sue rivali, arrivando a prendersela con una sguattera incinta. Nel Sogno, è addirittura istituzionalizzato: le serve di rango superiore hanno il diritto di rimproverare, persino di picchiare quelle di rango inferiore.
Non vi fa pensare alle commesse (o commessi) di certi negozi di lusso, che guardano dall’alto in basso un cliente entrato in jeans e scarpe da ginnastica, mentre il loro stesso status sociale è molto probabilmente inferiore al suo? È esattamente lo stesso meccanismo del direttore del Grand Hôtel de Balbec in Proust: non difendono il proprio rango, ma quello della casa che rappresentano, di cui prendono in prestito il prestigio. Più prestigioso è il marchio, più grande è il prestito, e più il venditore, anche pagato al salario minimo, si sente autorizzato a giudicare chi ha soldi per spendere 8000€ in una borsa ma non sembra “abbastanza bene” per il negozio.
E questo contraddice un po’, tra l’altro, una famosa lettura del romanzo: Mao Zedong vedeva nel Il Sogno nella casa rossa una vera “storia illustrata della lotta di classe”, con i 300 domestici del romanzo schierati in un unico blocco oppresso, unito contro i padroni. Solo che il romanzo mostra piuttosto l’inverso: all’interno stesso di questo gruppo degli “oppressi” c’è una gerarchia altrettanto rigida, con i suoi dominanti e dominati. L’oppressione non va mai in una direzione sola, si diffonde a tutti i piani, anche tra coloro che la subiscono per primi.
E questo non è proprio della Cina del XVIII secolo. Non ricordo più quale uomo politico lo diceva, ma al momento dello sciopero dei medici, i ferrovieri non li sostenevano; al momento dello sciopero dei ferrovieri, erano i medici a non sostenerli. A forza di invidiarsi tra categorie professionali invece di unirsi, si dimentica l’essenziale: quelli che guadagnano 1000 € al mese invidiano quelli che ne guadagnano 2000, che a loro volta invidiano quelli che ne guadagnano 5000, mentre il nemico comune sono quelli che ne guadagnano un milione. I piccoli combattono tra loro, e questo fa solo dimenticare il vero nemico.
Che sia in un giardino di Pechino nel XVIII secolo o nella nostra società oggi, questa divisione serve sempre, volenti o nolenti, gli interessi di quelli in cima.
6. Romanzi impegnativi, lettori motivati
Questi due romanzi richiedono molto ai loro lettori. Bisogna prima ricordare il nome e le caratteristiche di tutti i personaggi, perché una volta che un personaggio è stato presentato, non ci verrà mai più ricordato “ecco, ricordati, era il cugino di tale”. Siamo trattati come se facessimo parte del circolo, e quindi siamo tenuti a ricordare i nomi come tutti. Ora è stabilito che formiamo relazioni più o meno strette solo con circa 150 persone. Leggendo questi romanzi, dobbiamo quindi allargare il nostro circolo “virtuale” per accogliere 300 persone aggiuntive, che non abbiamo mai incontrato, ma solo incrociato nel corso delle pagine. Richiede molti neuroni, ma è anche un modo per allargare la coscienza del lettore. Se avete problemi di concentrazione, dovete leggere questi romanzi!
Non è un caso che questi romanzi figurino nella collezione Pléiade. Questo tipo di edizione si rivolge a ricercatori, che vogliono sapere esattamente quale parola è stata modificata da un’edizione all’altra; e il prezzo molto alto separa il lettore motivato dal lettore semplicemente curioso, che vuole solo divertirsi. Per Proust, si può accedere a edizioni tascabili, e persino a fumetti, ma il Sogno nella camera rossa esiste solo in versione Pléiade: da prendere o lasciare. Questa edizione non è mai stata ristampata, perché l’editore non riesce nemmeno a vendere l’intera prima tiratura; quindi non contate su un’edizione tascabile.
7. Quello che si sa che bisogna lasciare andare, ma che non si osa
C’è qualcosa di comune nell’incapacità dei personaggi di liberarsi di ciò che li distrugge. Il narratore di Proust sa, in qualche parte di sé, che Albertine non lo renderà mai felice: la sospetta continuamente, la chiude quasi, soffre della sua presenza tanto quanto della sua assenza. Presagisce che l’unica via d’uscita sarebbe lasciarla andare, ed è proprio ciò che non riesce mai a fare finché lei è lì. Solo una volta che lei lo lascia, e poi muore, può finalmente, troppo tardi, liberarsi di lei, e ancora, attraverso un lavoro di lutto che occupa centinaia di pagine.
Nel Sogno, è un’intera famiglia che rifiuta di lasciare il proprio rango. La lucidità non manca però: diversi personaggi vedono arrivare il declino, La stessa Wang Xifeng percepisce le lacune della gestione familiare, Tanchun tenta delle riforme. Ma nessuno osa veramente rinunciare al tenore di vita, ai banchetti, ai domestici a centinaia, all’immagine che la famiglia deve continuare a dare di sé. Si preferisce prendere in prestito, ipotecare, chiudere gli occhi, piuttosto che ammettere che bisognerebbe ridurre, e quindi perdere la faccia.
In entrambi i casi, non è l’ignoranza a rovinare i personaggi: è l’incapacità di agire su ciò che sanno già. E se siamo onesti, è vero anche per ciascuno di noi. Sappiamo molto bene, in fondo, cosa bisognerebbe lasciare: una relazione che non ci fa più bene, un lavoro che non amiamo più, un’immagine di sé che continuiamo a mantenere quando non ci corrisponde più. Lo sappiamo, ne parliamo anche a volte con gli amici, eppure restiamo, ci aggrappiamo, troviamo mille buone ragioni per aspettare ancora un po’. Forse questi due romanzi ci parlano tanto proprio perché ci mettono, senza giudicarci, di fronte a ciò che facciamo tutti i giorni: sapere, e non agire, semplicemente perché lasciar andare è il gesto più difficile che ci sia. La vera libertà costa molto cara.
8. Il mondo è un sogno
Nella Recherche, fin dal primo capitolo, si entra in uno spazio “fuori dal tempo”. L’episodio della madeleine non è solo un’esperienza di “memoria involontaria”: Proust descrive lui stesso una sensazione che esiste sia nel passato che nel presente, permettendogli di raggiungere quello che chiama “un po’ di tempo allo stato puro”: per lui, passato, presente e futuro possono esistere simultaneamente. Il che, se ci pensiamo, mette in discussione l’idea di essere una persona unica e continua che avanza saggiamente in un tempo lineare: sarebbe solo un’abitudine che si prende da svegli, non una verità così solida.
Nel Sogno, Jia Perla Magica viene trasportato, in sogno, in un luogo fatato. Ma una parola della fata (che lo esorta a concentrarsi sugli studi per diventare mandarino) ci rivela che anche questo mondo fatato è solo un sogno, perché basato su falsi valori. Esistono in realtà diversi livelli di sogno, e cambiando livello non si sa mai se ci si trova in un sogno ancora più sofisticato o se finalmente se ne è usciti.
Ciò ricorda Zhuangzi: sogna di essere una farfalla, che svolazza, felice della sua sorte, ignara di essere Zhuangzi. All’improvviso si sveglia e si accorge di essere Zhuangzi. Non sa più se è Zhuangzi che ha appena sognato di essere una farfalla, o se è una farfalla che sogna di essere Zhuangzi.
In Autobiografia di uno yogi, il libro preferito di Steve Jobs, si racconta che dopo la morte del suo maestro, Yogananda poté rivederlo. Questi gli rivela che si è reincarnato in un mondo più evoluto, ma che rimane comunque un mondo di sogno; le persone sono così felici che hanno ancora meno voglia di uscirne di quante ne abbiano quaggiù. Così, saremmo intrappolati in sogni incastrati l’uno nell’altro, bloccati in un sogno collettivo da cui non sappiamo più (o non vogliamo più) fuggire.
9. La fine del romanzo viene svelata fin dai primi capitoli
I due romanzi svelano il proprio metodo per uscirne. Ma in modo sottile, fin dai primi capitoli, così che i lettori abbiano la verità davanti agli occhi, ma la vedano con occhi velati.
È un po’ come quando veniamo al mondo: il copione della nostra vita sarebbe già scritto, ci sono diversi modi per leggerlo. Ma nessuno fa lo sforzo di farlo, e poi a cosa servirebbe conoscerlo in anticipo? Anche se si conoscesse il destino in anticipo, non è certo che si possa modificare.
La destinazione non è mai stata lo scopo principale, è il percorso che conta. Lo stesso vale per questi due romanzi: la fine è svelata fin dai primi capitoli, ma bisogna arrivare fino in fondo per comprenderla e apprezzarla appieno.
Spero che queste poche righe vi abbiano invogliato a scoprire i due romanzi. Ho fatto un’analisi succinta per ogni libro, che potete rileggere qui per la Recherche (ho elencato le edizioni) e il Sogno.
Alla ricerca del tempo perduto:
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Il sogno della camera rossa: