[Riflessione] #26 : The Market for Meaning, l’economia della consolazione
Ho letto un testo scritto in vietnamita da un esperto di comunicazione che mi è piaciuto molto. Ve ne riporto qui il riassunto :
Descrive una crisi del senso nel mondo moderno: gli individui, persi i punti di riferimento, cercano disperatamente di sentirsi utili e riconosciuti. Da questa sete di importanza nasce un mercato del conforto emotivo, dove si può « acquistare » senso attraverso seminari, formazioni e prodotti che promettono di « risvegliare il proprio potenziale » o di « ritrovare la propria missione di vita ».
Due gruppi alimentano questo mercato:
- gli adulti di mezza età, destabilizzati dall’IA, dalla perdita di status o di ruolo sociale, che pagano per sentirsi ripetere che contano ancora ;
- le giovani generazioni, disorientate in un mondo dominato dall’immagine e dalla visibilità, pronte ad acquistare la sensazione di essere « speciali » o « unici ».
Intorno a loro gravitano gli imprenditori del senso, che trasformano l’angoscia collettiva in opportunità commerciale. I più emblematici sono i life coach, quelle « guide di vita » che, spesso in crisi essi stessi, vendono la propria confusione sotto forma di programmi di motivazione.
Queste pratiche creano un’ economia della consolazione : i partecipanti non vengono per imparare, ma per essere rassicurati, ritrovare per un istante la certezza che la loro esistenza ha ancora valore. Questo commercio del conforto si basa meno sulla speranza che sulla paura, paura di essere inutili o dimenticati, e si estende man mano che cresce la stanchezza morale delle società moderne.
Ma questa industria non risolve nulla: offre un’illusione temporanea, come bere acqua salata per placare la sete. Il vero senso non si trova né nelle cerimonie né negli slogan, ma nell’esperienza reale, nel lavoro silenzioso e negli atti autentici.
Tuttavia, affrontare questo vuoto resta difficile: è più facile ascoltare parole rassicuranti e pubblicare una foto trionfante con l’hashtag #ProudOfMe.
L’industria dell’autostima non sparirà, perché non vende davvero la speranza, ma il diritto di rimandare la disillusione, una sospensione dall’angoscia di essere dimenticato.
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