[story time] Il giorno in cui ho disalberato su una barca della Route du Rhum
4 ottobre 2014, 7:30, sono all’aeroporto di Orly e mi appresto a vivere una giornata eccezionale!
Il dipendente che ero all’epoca è stato invitato da un partner che sponsorizza uno skipper che parteciperà alla famosa Route du Rhum un mese dopo.
Il programma: volo per Lorient, giornata in mare e ritorno in treno a fine giornata.
Siamo sette in totale: un mio collega mi accompagna, due persone del partner che ci invita, due persone di un loro grosso cliente, e lo skipper!
Colazione all’arrivo a Lorient, facciamo conoscenza con lo skipper che ci fa scoprire la sua barca (un Class40 per gli intenditori). Tutto è pensato nei minimi dettagli per le 3 settimane che prevede di impiegare per raggiungere Pointe-à-Pitre da Saint-Malo. Candidato con un budget ridotto, è pieno di espedienti. È tutto fiero di presentarci il suo materasso nuovissimo, fatto su misura, che ha potuto progettare grazie a un partner.
Siccome siamo tutti profili tecnici (in informatica, non in navigazione), passa un po’ di tempo a rispondere alle nostre domande sul suo computer di bordo ultramoderno. Ci spiega che i modelli meteorologici sono molto efficaci e permettono di evitare brutte sorprese.
Lo skipper ci chiede se soffriamo il mal di mare. Siccome non ho mai avuto occasione di navigare su una barca di questo tipo, rispondo che non lo so e ho diritto a una pastiglia anti mal di mare.
Prendiamo il mare. Il tempo è ideale, sono impressionato dalla velocità che questa barca “piccola” (12 metri) può raggiungere con la sola forza del vento. Le sensazioni sono incredibili quando la barca si inclina per prendere velocità.

Lo skipper ci propone poi di prendere la barra a turno. È nel momento in cui sono alla barra che il vento si fa un po’ più forte. C’è uno schermo che ci permette di seguire la velocità, raggiungiamo le velocità più alte dall’inizio della giornata.

Improvvisamente, senza che abbia percepito alcun cambiamento, lo skipper mi chiede un po’ seccamente di restituirgli la barra. È tutto d’un tratto molto più concentrato di quanto non fosse stato fino ad allora. Dopo qualche minuto, ci chiede di rientrare in pozzetto.
La tensione sale di colpo, lo skipper fa avanti e indietro tra la barra e il pozzetto per consultare la carta meteo sul suo computer di bordo. Cerchiamo di farci piccoli per non disturbarlo nelle manovre, ma lo vediamo sempre più bagnato a ogni sua apparizione. Dal pozzetto, non abbiamo alcuna idea di ciò che sta accadendo, ma il rumore è assordante.
Tutto d’un tratto, sentiamo un enorme rumore secco, seguito da un lacerante “e meeeerda, po******** !!!!!!!”. Dopo qualche istante di silenzio, lo skipper riappare, livido, e ci annuncia “abbiamo appena disalberato“.

Per lui, è una catastrofe, perdere un albero 30 giorni prima della partenza compromette le sue possibilità di essere sulla linea di partenza. Tanto più che sfortunato, aveva dovuto rinunciare 4 anni prima a prendere il via dopo essere stato urtato da un peschereccio…
Ci spiega che siamo al sicuro, la barca non può affondare, che bisognerà avere pazienza finché i soccorsi non arrivano. Nel frattempo, potrebbe essere piuttosto sgradevole, senza vela, la barca è come un guscio di legno, potrebbe muoversi parecchio.
Effettivamente, col passare del tempo, i miei compagni di sventura sono sempre più bianchi. Finiranno tutti per vomitare la colazione. Non io che avevo preso la precauzione di ingoiare una pastiglia 😀
Sentiamo la radio ed è un po’ l’apocalisse. Una competizione di Optimist si stava svolgendo nelle vicinanze e una ventina di candidati sono in acqua. Un forte vento improvviso e imprevisto ha sorpreso molti, segno che i modelli meteorologici non sono così infallibili che…
Una motovedetta della dogana arriva e offre il suo aiuto allo skipper. Questi tergiversa un po’. Non sa bene come fare per salvare la sua vela. Nel frattempo, la dogana fa dei cerchi intorno a noi e finisce per impazientirsi. Si decide di farci evacuare dalla barca. Il gommone della dogana viene a prenderci. Siccome il mare è ancora abbastanza agitato, i doganieri sono tesi e rivedo uno di loro strapparmi il braccio, davanti alla mia andatura esitante, per farmi salire a bordo.

Saliamo a bordo della motovedetta della dogana. Lo skipper è rimasto a bordo per le operazioni successive, consistenti nel farsi rimorchiare fino al porto. I doganieri prendono bonariamente in giro noi quando spieghiamo loro che siamo “turisti parigini” che scoprono le uscite in mare. Tirano fuori la baguette e il salame per confortarci e passeranno un ottimo momento a scambiare con loro.
Il ritorno avviene a velocità molto ridotta per limitare il rischio di ulteriori danni alla barca. All’avvicinarsi al porto, un doganiere compila un modulo e mi chiede le dimensioni della barca. Non ne ho la minima idea! Si trattava di un modulo per fatturare l’intervento allo skipper. Non ricordo più l’importo ma ricordo di essere stato sorpreso dalla sua esiguità. Si parla comunque dell’intervento di una motovedetta, con una quindicina di membri dell’equipaggio, per diverse ore!
Arrivati al porto, è di nuovo con il gommone della dogana che finiamo questa giornata in mare. Siamo in quel momento superati da una barca Macif con François Gabart a bordo ! All’epoca, è una vera star (lo è ancora) perché ha appena vinto un anno prima il Vendée Globe (è ancora il vincitore più giovane, a 29 anni). Vincerà inoltre la Route du Rhum nella sua categoria qualche settimana più tardi.


Che avventura!
Proprio mentre stiamo riprendendo terra, la notizia è già sul quotidiano regionale Ouest France.

Mentre eravamo con i doganieri, lo skipper ha potuto fare qualche telefonata e ha avuto la conferma che avrebbe potuto avere un albero tutto nuovo in tempo.
Alla fine, prenderà il via e realizzerà il suo sogno tagliando il traguardo in 19 giorni, finendo 14° nella sua categoria.
Un po’ imbarazzato di averci fatto vivere le sue peripezie (non c’è di che!), il partner ci ha invitati per la partenza della Route du Rhum un mese dopo. Aveva noleggiato una barca che precedeva la linea di partenza e abbiamo potuto ammirare tutti i concorrenti che ci superavano man mano. Ancora un’esperienza incredibile!

