Denpasar (Indonesia) – Diario di viaggio
Vi ho detto nel mio guida pratica che da Denpasar bisogna andarsene molto molto in fretta. Potete approfittarne alla fine del vostro soggiorno (una notte a Denpasar è sempre consigliata per evitare qualsiasi rischio di perdere l’aereo – ci sono sempre molti ingorghi a Bali). Abbiamo soggiornato a Denpasar soprattutto per posare i bagagli, il tempo di fare l’andata e ritorno in giornata sull’isola di Nusa Penida (cfr. il nostro diario di viaggio) accanto. Il nostro hotel è proprio accanto al porto, ma JB ci ha scelto comunque un hotel molto carino (enorme ma silenzioso): Prime Plaza Hotel Sanur – Bali (link Booking, link Agoda, 75€). Proprio di fronte al nostro hotel, presso l’hotel Griya Umalaba, un signore molto molto gentile ci ha noleggiato uno scooter a poco prezzo, senza prendere il nostro passaporto.

Non abbiamo avuto il tempo di andare a vedere le scogliere, perché tra il nostro hotel e le scogliere, bisogna comunque contare 30 minuti (senza contare gli ingorghi). Volevo pagare un daily pass ai Four Seasons e approfittarne per farmi massaggiare (i massaggi in tutti i Four Seasons del mondo sono sempre accompagnati dalle crystal bowls di cui vi parlerò un giorno), ma non hanno più disponibilità quindi ci siamo accontentati di occupare l’hotel Hyatt Regency al loro posto.
Questo hotel è molto molto carino, le piscine magnifiche ma come previsto, la spiaggia non fa proprio sognare. Non c’è acqua!



Il punto molto positivo di Denpasar, è questo ristorante francese Parisi French Cuisine. Sono quasi 7 mesi che non mettiamo piede in Francia quindi avere una fonduta, con formaggio fatto in casa in Indonesia, e tartare di manzo preparato come si deve, che gioia! Sì, preciso il contesto perché alcuni lettori, che vengono qui per la prima volta, ci rimproverano di essere andati dall’altra parte del mondo per mangiare francese.



Il momento tanto atteso arriva finalmente: lasciare l’Indonesia. Non ho fretta perché questo paese mi abbia fatto qualcosa, è solo un’ intuizione molto sgradevolee dal nostro arrivo a Ubud che saremmo morti da un momento all’altro. E anche in aereo, nonostante i bei paesaggi che scorrono davanti a me (prendete un posto vicino al finestrino, lato destro), non smetto di chiedermi: lascerò l’Indonesia viva?


È quando l’aereo è atterrato a Ho Chi Minh City (Vietnam), che sento un enorme sollievo: ecco, siamo salvi.
Da cosa siamo salvati? Lo sapremo qualche settimana dopo, quando JB sarà ricoverato d’urgenza in ospedale, sarà operato d’urgenza e che essendo nel mio paese, è più facile salvarlo che se fossimo in un angolo sperduto a Bali.
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